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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 13/05/2011

All'indirizzo http://cartelle-esattoriali.diritto.it/docs/31648-la-responsabilit-aggravata-nel-processo-tributario-art-96-c-p-c

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La responsabilità aggravata nel processo tributario (ART. 96 C.P.C.)

La soccombenza totale dell’agente, l’aver agito in mala fede o colpa grave e la condotta che genera pregiudizio alla controparte.

La responsabilità aggravata nel processo tributario (ART. 96 C.P.C.)

La soccombenza totale dell’agente, l’aver agito in mala fede o colpa grave e la condotta che genera pregiudizio alla controparte.

Pubblicato in Diritto tributario il 13/05/2011
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La responsabilità aggravata nel processo civile, espressamente disciplinata dall’art. 96 c.p.c., sanziona il comportamento definito come illecito processuale che preclude l’applicabilità sia diretta dell’art. 2043 C.C. (responsabilità aquiliana), sia un eventuale concorso, anche alternativo, delle due norme e, quindi, dei due tipi di responsabilità, in relazione ad un medesimo fatto processuale.
I presupposti per l’applicabilità sono tre:
1) la soccombenza totale dell’agente, non essendo sufficiente una soccombenza solo parziale da determinare in relazione all’esito finale del giudizio e non ad una sua fase anteriore;
2) l’aver agito con mala fede o colpa grave ossia con la consapevolezza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione ovvero del carattere irrituale o fraudolento dei mezzi operati, oppure nel difetto della normale diligenza per l’acquisizione di tale consapevolezza;
3) l’aver tenuto una condotta tale da aver provocato, quale conseguenza diretta ed immediata, un pregiudizio alla controparte.
Tale fattispecie viene comunemente definita come “lite temeraria” il cui accertamento è riservato all’insindacabile valutazione del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivata.
La dottrina e la giurisprudenza sembrano ormai pacificamente ammettere l’applicabilità al processo tributario dell’articolo 96 c.p.c., nonostante qualche opinione contraria.
In particolare nel senso della compatibilità dell’istituto della responsabilità aggravata con il processo tributario depongono i seguenti elementi:
a) la generalità del riferimento al regime delle spese nel processo
civile operato nel D.Lgs. 546/1992: nonostante l’espresso richiamo del solo art. 92 comma 2 c.p.c. si ritiene applicabile l’intero capo sulla disciplina delle spese;
b) l’assenza di una esplicita esclusione e l’inesistenza di alcuna norma tributaria incompatibile;
c) la natura consequenziale ed accessoria della pronuncia sulle spese e sulla responsabilità aggravata, inquadrabile nell’attribuzione alle Commissioni delle controversie concernenti <<interessi ed altri accessori>> (art. 2, 2° comma, D.Lgs. 546/1992);
d) il consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce l’applicabilità dell’istituto contro la pubblica amministrazione, sia nel processo civile, sia in quello amministrativo, dunque non vi sarebbe motivo valido per escluderla nel processo tributario.
Pertanto, volendo privilegiare l’applicabilità al rito tributario dell’istituto della responsabilità per lite temeraria (in tal senso recentemente Circolare Agenzia delle Entrate n.17 del 31 marzo 2010), si precisa che l’istituto in esame, pur richiamandosi ai principi generali in tema di illecito

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illecito extracontrattuale, si pone con carattere di specialità rispetto all’articolo 2043 c.c., di cui va quindi esclusa ogni applicazione in via concorrente o alternativa.
Esaminando la norma, si è già precisato che la responsabilità di cui al comma dell’articolo 96 c.p.c. richiede la sussistenza dei seguenti presupposti: a) la soccombenza totale della parte; b) l’aver agito o resistito in giudizio con mala fede o con colpa grave; c) l’aver causato all’altra parte un danno concreto ed effettivo.
L’elemento soggettivo della mala fede o della colpa grave è stato in particolare ravvisato: - nell’aver agito basandosi su presupposti di fatto inesistenti o su una disposizione già dichiarata incostituzionale o in contrasto con consolidati orientamenti giurisprudenziali, senza svolgere alcuna argomentazione atta a determinare una revisione (C 93/1953); - nell’aver preteso il pagamento di una somma a titolo di ritenuta d’acconto, di cui contestualmente si affermava il versamento (C 97/1082); - nell’aver disconosciuto la propria sottoscrizione poi dichiarata vera (C 89/163); - nell’aver proposto mezzi processuali con meri intenti dilatori (con riferimento alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione: C 95/448; C 90/964; C 89/25; C 92/10488; C 91/11029); - nell’aver impugnato un provvedimento ordinatorio e non decisorio, oggettivamente e palesemente non impugnabile (C 01/10731; C 00/16); per quanto riguarda l’amministrazione finanziaria, si è evidenziato come la relativa responsabilità non possa scaturire dall’attività di applicazione del tributo anteriore al giudizio, ma semmai dall’aver ostinatamente continuato il giudizio, senza revocare la propria pretesa manifestamente illegittima, oppure nella mancata esecuzione da parte della P.A. di ordinanze emesse nel giudizio di ottemperanza.
Anche il comma dell’articolo 96 c.p.c. concernente l’esecuzione di provvedimenti latu sensu cautelari o esecutivi si può ritenere applicabile. In tali casi la responsabilità aggravata presuppone l’accertata inesistenza del diritto in base al quale si è
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