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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 15/01/2016

All'indirizzo http://cartelle-esattoriali.diritto.it/docs/37724-e-ammissibile-l-impugnazione-proposta-contro-l-estratto-di-ruolo

Autore: Vassallo Morena

E’ ammissibile l’impugnazione proposta contro l’estratto di ruolo

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 02.10.2015 n. 19704

E’ ammissibile l’impugnazione proposta contro l’estratto di ruolo

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 02.10.2015 n. 19704

Pubblicato in Diritto tributario il 15/01/2016

Autore

50035 Vassallo Morena

Qui la sentenza n. 19704 - 2/10/2015 - Corte di Cassazione - Civile, Sezioni Unite - Civile

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L’estratto di ruolo è idoneo a sostenere l’ammissibilità del ricorso dinanzi le Commissioni Tributarie ove solo formalmente sia atto impugnato da parte del contribuente il quale, invece, intenda far valere la nullità del ruolo per nullità della sua notifica.
Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 02.10.2015 n. 19704, hanno così definitivamente scritto la parola fine su un antico dissidio esistente tra le corti di merito e le stesse sezioni semplici della Suprema Corte; esse erano infatti divise tra chi sosteneva l’inammissibilità d’ufficio di un ricorso avente ad oggetto l’estratto di ruolo  in quanto esso non rientrava tra gli atti impugnabili elencati nell’art.19 del D.lgs 546/92 e chi, invece, sosteneva dovesse indagarsi più a fondo ogni qual volta il contribuente eccepisse anzitutto la nullità della notifica della cartella di pagamento e, con essa, del ruolo.
La Cassazione in questa interessante pronuncia ha anzitutto ritenuto di dover definitivamente chiarire la portata delle espressioni “ruolo” ed “estratto di ruolo” definendo il primo quale provvedimento che viene redatto dal concessionario alla riscossione su disposizione dell’ufficio impositivo e che deve contenere il codice fiscale del debitore, il debito di questi nei confronti dell’ente (comprensivo di interessi e sanzioni), la specie del ruolo, la data in cui è divenuto esecutivo e gli estremi dell’atto ad esso prodromico, ovvero la sua
motivazione. Inoltre, per espressa previsione dell’art. 10 del D.P.R. 602/73, il ruolo deve contenere, altresì, l’indicazione che ove entro 60 giorni non si provveda al versamento delle somme in esso intimate si procederà alla fase di esecuzione.
Ne discende che esso sia un atto tipico in quanto regolato da norme legislative ordinarie che lo definiscono “atto amministrativo impositivo”, dunque autonomamente impugnabile.
L’estratto di ruolo è, invece, un mero documento informatico sempre emesso dall’ente di riscossione ma stavolta, su istanza del contribuente che faccia richiesta di verificare se sussistano, e di che specie siano, i debiti che egli abbia nei confronti degli enti pubblici.
In quanto tale è dunque evidente che l’estratto non sia un provvedimento impositivo ma piuttosto un documento ricognitivo e dunque non autonomamente impugnabile. In esso infatti non vi è notizia delle ragioni del/dei ruoli a carico del contribuente

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contribuente ma soltanto un elenco dei carichi pendenti la cui declaratoria di nullità non farebbe venir meno la legittimità della pretesa.
La problematica sottesa a tale diffusa questio è riconducibile alle difficoltà che il contribuente si è trovato ad affrontare nel far valere l’illegittimità  dell’esecuzione iniziata nei propri confronti dall’ente statale ove egli non abbia mai ricevuto notifica di alcun ruolo ed abbia avuto notizia di esso soltanto casualmente.
Proprio nell’intento di porre fine ai contrasti giurisprudenziali e  indicare un modus operandi univoco teso a garantire le ragioni di entrambe le parti in conflitto, le Sezioni Unite hanno emesso la sentenza n. 19704/15 nella quale viene chiarito che i Giudici di merito hanno il dovere di verificare la correttezza della procedura notificatoria del ruolo in tutti i casi in cui il contribuente ne sollevi eccezione e dichiari di esser giunto a conoscenza dello stesso solo a seguito di spontanea istanza di estratto di ruolo ovvero per pura casualità.
L’orientamento degli Ermellini poggia su una lettura costituzionalmente orientata dell’art.19 D.Lgs. 546/92 nella parte in cui stabilisce che il termine per impugnare decorre dalla notifica dell’atto che manifesti una pretesa tributaria al contribuente. Invero, i Giudici di legittimità hanno ritenuto che ove la notifica del ruolo non sia avvenuta secondo legge ma sia comunque iniziata (per i poteri attribuiti alla P.A.) la fase di esecuzione, al contribuente debba essere garantito il diritto di contrastare tale procedura in modo tempestivo anche riconoscendo la legittimità di una impugnazione formulata nei confronti di un documento che, contrariamente alle prescrizioni dell’art. 19, non contiene di per sé alcuna pretesa impositiva (diretta o indiretta).
Al riguardo le posizioni della dottrina non sono unanimi; taluni hanno manifestato pieno consenso alla pronuncia, ritenendo in tal modo garantita la parità delle parti ed il
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