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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 31/03/2016

All'indirizzo http://cartelle-esattoriali.diritto.it/docs/38035-diritto-di-accesso-alle-cartelle-di-pagamento-diritti-e-doveri

Autore: Rumma Fabrizia

Diritto di accesso alle cartelle di pagamento: diritti e doveri

Diritto di accesso alle cartelle di pagamento: diritti e doveri

Pubblicato in Diritto tributario il 31/03/2016

Autore

50238 Rumma Fabrizia

Qui la sentenza n. 1342 - 9/3/2016 - TAR - Campania, Sesta - Amministrativa

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Diritto di accesso alle cartelle di pagamento: diritti e doveri Il Tar Napoli con la sentenza descritta in epigrafe ha dato seguito ad un principio, oramai maggioritario, che la giurisprudenza ha avallato in materia di ostensione delle cartelle esattoriali da parte di Equitalia (concessionaria per la riscossione).
Nel caso concreto esaminato, la Società-contribuente ha proposto ricorso avverso il diniego opposto dall’agente di riscossione al rilascio di una copia di una cartella di pagamento, del correlato ruolo e dell’avviso di accertamento, oltre che l’accertamento del diritto che la Società ricorrente avesse alla ostensione dei documenti richiesti.
Equitalia ha negato l’accesso ai suddetti documenti, sulla base di una carenza documentale che, nel caso di specie, consisteva nella mancanza della dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante, in capo alla Sig.ra C.C. che aveva sottoscritto l’istanza di accesso, la qualità di legale rappresentante della società.
Su tale punto, i giudici napoletani hanno espressamente statuito che: “Nel sottoscrivere l’istanza la sig.ra C.C. si è dichiarata nella qualità di amministratore e rappresentante legale della Carbone Alimenti Doc s.r.l., con ciò rendendo nella sostanza - una dichiarazione sostitutiva in ordine al possesso delle indicate e dichiarate qualità con allegata fotocopia della carta di identità. Si consideri che il d.P.R.n. 445 del 2000 pone oramai la regola generale della facoltà per il privato, nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, per esse intendendosi anche i
concessionari e/o i gestori di servizi pubblici, di comprovare il
possesso di status, qualità, fatti con dichiarazione resa sotto responsabilità. Tale è, al di là della sacramentalità della forme, la dichiarazione resa in occasione dell’istanza di acceso in questione quanto al possesso della ripetuta qualità di legale rappresentante della società. A ciò aggiungasi che il sistema normativo vigente addirittura impedisce al privato, nei rapporti con la pubblica amministrazione, la produzione di certificati, consentendo e prevedendo, con disposizione di carattere chiaramente complementare, un significativo potere di accertamento di ufficio in capo al soggetto destinatario delle istanze del privato.
In altri termini, la richiesta di integrazione documentale e la successiva declaratoria di inammissibilità dell’istanza di accesso per non essere stata ottemperata la detta richiesta sono, ad avviso del Collegio, illegittime poiché sostanziano un non consentito appesantimento procedurale.
É di di solare evidenza, dunque, che: a.- il privato, nei rapporti con la PA (in tal caso in materia di diritto di accesso agli atti) non ha nessun obbligo normativamente definito di provare il possesso di status o qualità mediante una dichiarazione ceritificata, anzi, è onere dell’Amministrazione procedere d’ufficio su tali verifiche; b.- d’altronde, la finalità intrisa nel diritto di accesso ai documenti amministrativi è quella di riconoscere al privato il diritto di partecipazione al procedimento in vista dell’espletamento di una più ampia difesa, e richieste fuorvianti di integrazioni documentali non fanno altro che alimentare un non consentito appesantimento procedurale.
Ciò chiarito, il principio di massima che si evince dalla presente decisione è decisamente un altro.
È bene fare un po’ di chiarezza sul punto.
In materia di riscossione delle imposte sul reddito, è utile riportare l’art. 26 del d.p.r. n. 602/1973 che afferma: “[...]L'esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione.[...]”.
Equitalia, in qualità di società concessionaria del servizio pubblico di riscossione, ha dunque l’obbligo di esibizione della cartella di pagamento in seguito a richiesta dell’interessato.
La norma trova la sua ratio nel fatto che l'orginale della cartella di pagamento rimane nel possesso dell’amministrazione finanziaria, di guisa che l’unico atto che viene notificato al contribuente è l’estratto di cartella; sul punto difatti troviamo svariata giurisprudenza che pone su piani diversi il ruolo, l’estratto di ruolo e la cartella vera e propria (Cass. 19704/2015; Cons.Stato n.4209/2014; T.a.r. Puglia n. 381/2015; Cons.Stato n. 7486/2009; Cons. Stato n. 2243/2009).
È conseguente, dunque, da parte del privato, esigere l’originale (o una copia quando l’estratto viene smarrito) della cartella esattoriale, che, peraltro, costituisce
[...]
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