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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 04/05/2016

All'indirizzo http://cartelle-esattoriali.diritto.it/docs/38190-l-impugnazione-della-cartella-carente-di-motivazione-ne-sana-il-vizio-di-nullit

Autore: Graziotto Fulvio

L'impugnazione della cartella carente di motivazione ne sana il vizio di nullità?

Se il contribuente dimostra di avere piena conoscenza dei presupposti dell'imposizione su cui è fondata la cartella (che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente), quest'ultima non è nulla anche se motivata "per relationem" ad altro atto.

L'impugnazione della cartella carente di motivazione ne sana il vizio di nullità?

Se il contribuente dimostra di avere piena conoscenza dei presupposti dell'imposizione su cui è fondata la cartella (che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente), quest'ultima non è nulla anche se motivata "per relationem" ad altro atto.

Pubblicato in Diritto tributario il 04/05/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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L'impugnazione della cartella carente di motivazione ne sana il vizio di nullità? Decisione: Sentenza n. 3707/2016 Cassazione Civile - Sezione III
Classificazione: Tributario
Parole chiave: cartella - motivazione - nullità
 
Il caso.
Equitalia emetteva una cartella per il recupero di ammende e multe (di natura non tributaria) relative a una sentenza di condanna in sede penale.
Il destinatario della cartella impugnava la cartella, e il Tribunale la dichiarava nulla per carenza di motivazione.
L'agente della riscossione proponeva ricorso in Cassazione sostenendo, trai vari motivi, che il Tribunale avrebbe dovuto considerare gli eventuali vizi di motivazione sanati per aver raggiunto lo scopo, in quanto il debitore si era difeso compiutamente nel merito.
 
La decisione.
Nell'esaminare il ricorso, dapprima la Cassazione dà atto dell'ammissibilità dello stesso (aspetto contestato dal debitore controricorrente): «è sufficiente il richiamo dei numerosi precedenti di legittimità in tema di rimedi esperibili avverso la cartella di pagamento, notificata quale atto propedeutico all'inizio del procedimento di riscossione coattiva. Qualora questa abbia ad oggetto pretese di natura diversa da quella tributaria, come nella specie, avverso la cartella esattoriale, sono esperibili, oltre all'eventuale rimedio c.d. recuperatorio (attinente al merito della pretesa), l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., allorché si contesti la legittimità dell'iscrizione a ruolo per difetto di un titolo legittimante o per il sopravvenire di fatti estintivi dell'obbligo ovvero l'opposizione agli atti esecutivi ex art.
617 cod, proc. civ., qualora si deducano .. vizi formali della cartella o degli atti presupposti (cfr. già Cass. n. 15049/05 e n. 2819/06, oltre a tutta la giurisprudenza successiva, riguardante prevalentemente le opposizioni a sanzioni amministrative; nonché Cass. n. 25757/08 e n. 25208/09, oltre a tutta la giurisprudenza successiva riguardante le opposizioni a pretese contributive)».
E richiama, in particolare, una precedente decisione (21080/2015) nella quale si era affermato il seguente principio di diritto: «nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo delle entrate non tributarie, di cui al d.lgs. n. 46 del 1999, l'opposizione agli atti esecutivi - con la quale si fanno valere i vizi di forma dell'atto esecutivo, ivi compresa la carenza di motivazione della cartella esattoriale - è prevista dall'art. 29, secondo comma, che per la relativa regolamentazione rinvia alle "forme ordinarie". Ne consegue che l'opposizione agli

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agli atti esecutivi prima dell'inizio dell'esecuzione deve proporsi entro venti giorni dalla notificazione della cartella esattoriale,[...] ».
Poi la Suprema Corte affronta l'aspetto legato alla legittimazione passiva dell'agente della riscossione e/o dell'ente impositore, affermando che «in tema di riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo di entrate di natura non tributaria, qualora il debitore abbia impugnato la cartella di pagamento, emessa dall'Agente della riscossione, per motivi che attengono a vizi della cartella medesima, compreso il vizio di motivazione, l'impugnazione deve essere rivolta nei confronti dell'Agente della riscossione, il quale ove assuma che il vizio sia imputabile all'ente impositore può estendere il giudizio a quest'ultimo».
Poi affronta il secondo motivo di ricorso, che ritiene fondato, per violazione e/o falsa applicazione dell'art. 7 della legge 27 luglio 2000 n. 212 e degli artt. 156 e 157 codice di procedura civile
E richiama la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 11722/10. In tale pronuncia, le Sezioni Unite avevano espresso il principio di diritto (con riferimento, però, al procedimento di riscossione coattiva seguito per le entrate di natura tributari) per il quale «La cartella esattoriale che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente, ma costituisca il primo ed unico atto con il quale l'ente impositore esercita la pretesa tributaria, deve essere motivata alla stregua di un atto propriamente impositivo, e contenere, quindi, gli elementi indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell'imposizione. Tale motivazione può essere assolta "per relationem" ad altro atto che costituisca il presupposto dell'imposizione, del quale, tuttavia, debbono comunque essere specificamente indicati gli estremi, anche relativi alla pubblicazione dello stesso su bollettini o albi ufficiali che eventualmente ne sia stata fatta a sensi di legge, affinché il contribuente ne abbia conoscenza o conoscibilità e l'atto
[...]
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